Monsieur Guillotin, je t’aime… moi non plus – #SurrealityShow

In un convento di una località segreta si decide il prossimo Presidente.
Nell’edificio c’è ancora la polverosa scenografia di Todo Modo. Qui si sono ritirati i cittadini eletti del M5S, un’accurata selezione di politici caduti in disgrazia a causa della coca, dei trans e della lotta tra correnti e galantuomini in rehab che espiano il loro reato-peccato.

In un angolo Romano Prodi invoca il pimpante fantasma di Napolitano durante una seduta spiritica. “Rispondi Giorgio, sono Erre Prodi”. “Erre Prodi o Erre puntata Prodi?” domanda a trabocchetto lo spirito. “Erre Prodi!” assicura il Professore. “Bene, scusa, ma dovevo accertarmi che non fossi D’Alema” si spiega l’ex Presidente. “Giochini da democristiani per contarsi” nota un cittadino M5S.

Nella stanza di fianco ci sono i recinti con gli animali. Da una parte i cinghiali-tecnici laureati in matematica pura e dall’altra, separati da un muro di letame, gomma da masticare, blockbuster e cd pop, ci sono dei polli d’allevamento che sgranano rosari commestibili come pannocchie, nelle mani hanno tablet con il manuale Cencelli, ai piedi scarpe fluo.

Nel corridoio c’è un tempio dove i mercanti vendono libri di Paolo Brosio, Benedetta Parodi e Marcuse. Gesù allestisce la vetrina e scrive i prezzi con un pennarello. Nel frattempo un banchiere che detiene quote di una società venditrice di cammelli e crune di aghi se la ride.

Al bar del convento politici in rehab molestano una cameriera. Dei filosofi seduti al tavolo vicino osservano la scena ma sono costretti a scaricare il file dei sottotitoli perché i protagonisti parlano come la gente vera. Quando termina il buffering decidono finalmente di intervenire, ma è troppo tardi. La giovane è già venuta a patti e soddisfatto gli statisti. I sofisti, impotenti, caricano il file della loro espressione più interdetta.

Intanto i cittadini affamati di rivoluzione vengono rassicurati. Un giullare getta le teste degli antichi sovrani dal balcone di Piazza Venezia. Le vecchie teste canute vengono ammucchiate dentro il Parlamento a destra e sinistra nonostante non esistano più destra e sinistra. La folla ringrazia Wikipedia. E continua a odiare, con sempre più argomenti, ma non per scelta, bensì per frustrazione.

Un vecchio, boia di se stesso, si decapita con una falce. Il Presidente dichiara tolta la seduta con un martello da giudice. La testa del martire viene posta dentro una cesta di vimini al centro dell’aula. Il pubblico viene chiamato in ordine alfabetico. C’è chi copre le macchie della fronte con fondotinta, chi improvvisa col suo cranio uno spettacolo da ventriloquo shakespeariano e chi gli infila nella bocca, come se fosse un biscotto cinese, bigliettini ironici con scritte del tipo “Romano Rodotà”.

Nonostante la sua età il Presidente viene immolato come Tutankamon, il grande faraone di dieci anni. Giorgio Napolitano: immagine vivente dello Stato, di Amon. E così sia.

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