Il processo a Joseph R. – #SurrealityShow

Una bambina con la maschera di Marcinkus è in piedi in un campo da golf. È lì da quaranta giorni e quaranta notti; il campo da golf è un deserto senza tentazioni.
Il caddy, stratega e supporto morale è Tarcisio Bertone: nella sacca nasconde uno scettro per ogni occasione, inediti vangeli apocrifi, il testamento biologico di Wojtyła, i documenti del Concilio Vaticano II e i baffi di Calvi.
La bimba colpisce con lo scettro fondi neri, indulgenze, debiti, preti pedofili, seminaristi omosessuali e feti abortiti murati nei conventi. Uno dopo l’altro, ognuno di questi scandali, finisce dentro una buca. È infallibile, non sbaglia un colpo. “Ci vuole tecnica e allenamento, non si va in buca con le Ave Maria”. Più che buche di un campo da golf sono fosse comuni. All’interno di ogni glory hole c’è un distruggi documenti che trita carte e persone.
La bambina attraversa il campo a bordo di una piccola papa-mobile, saluta dei broker, bacia dei piccoli derivati, ma all’improvviso uno sparo.
È stata colpita. La maschera è caduta. La piccola alza il capo e sorride, la chiave della cassetta di sicurezza che tiene al collo le ha salvato la vita.

Joseph R. si sveglia. Si infila le babbucce rosse come il cappottino della bambina di Schindler’s List, va in bagno e nota un brufolo sul naso. “Io, infallibile, vicario di Cristo, Successore di Pietro, Vescovo di Roma, Sommo Pontefice, Maestro di Verità, cum omnium Christianorum pastoris et doctoris munere fungens, sfigurato da un brufolo! Sono umanamente fallibile, è minata la sicurezza del mio dogma, il mio derma è vulnerabile, il mio ph è minacciato dal relativismo seborroico e dal pus laicista! Sono unto dalla Corruzione! Non posso nulla, sono impotente di fronte al male.”
Quel brufolo è la goccia d’acqua empia e frizzante che fa traboccare l’acqua santiera, è la scintilla che mette al rogo le sue sicurezze, lo coglie come l’outing del suo scrittore preferito in adolescenza: Herman Hesse.

Il Pontefice si affaccia al balcone, saluta i fedeli visibilmente commosso come Freddy Mercury durante il suo ultimo concerto al parco di Knebworth. “Il vero discepolo non serve se stesso o il pubblico ma il suo Signore”. Può iniziare il processo, l’Autodafé dei fan.
Irrompe un disturbatore: “No religione, no religione in Vaticano!” Joseph attende l’intervento di Dio, ma nulla. Con l’ultimo residuo di autorevolezza pontifica: “Molti sono pronti a stracciarsi le vesti di fronte a scandali e ingiustizie, naturalmente commessi da altri, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio cuore, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta”.

Le femen in delirio per l’ultimo show, lo prendono in parola, si stracciano le vesti e lanciano i reggiseni sul balcone. Si amputano il seno destro come le amazzoni per meglio imbracciare l’arco e scoccare dei dildo sulla folla, per poi gettarsi da sole nei fuochi fatui del più grande cimitero del mondo: il Vaticano.
“Dicevano tutti che l’infinto e sfarzoso funerale di Woytila sarebbe rimasto nella storia, provate a superarmi ora!” Detto questo Joseph R. si tuffa dal balcone, la gente lo sorregge in un amorevole stage diving e così scompare a vita privata.

Prima puntata di Surreality Show, su www.scrittoriprecari.wordpress.com