Autodafè in streaming

Giudice: “Cittadina Gambaro, lei trova Beppe Grillo appetibile sessualmente?”
Cittadina Gambaro: “Ma in che senso? Preferirei non rispondere.”
Secondo Giudice: “Cittadina, la prego di rispondere. Non sia reticente e stia tranquilla.”
C.G.: “Insomma, sono sposata…Grillo potrebbe essere un mio vecchio zio.”
G.: “Deve rispondere.”
C.G.: “No, assolutamente no. La sola idea mi repelle.”
Vito Crimi, l’ex capogruppo al senato del M5S, scatta in piedi e sbotta: “Ma come si permette questa? Chi era senza Grillo? Nessuno! Una nullità, zero assoluto.
La senatrice dovrebbe eccitarsi anche al solo pensiero. Al solo sentire il nome Beppe io ho un’erezione per esempio. Magari si sta parlando di Beppe Sculli ed è un falso allarme.
Ma sa quante polluzioni notturne quando sento i grilli frinire? Mi masturbo pensando al nostro leader e chiunque non lo faccia è un apostata, un ingrato, un traditore!”
Membri del m5s applaudono vivacemente. Partono cori che inneggiano a Grillo.
Anche il giudice batte le mani a tempo poi si ricompone ed intima all’assemblea:
“Signori, vi capisco benissimo, ma vi richiamo all’ordine. Anzi, vi concedo un ultimo coro: “Beppe, Beppe!” I peni dei grillini in erezione sembrano tanti uno e punti esclamativi. Vito Crimi viene sulla pancia e s’incazza: “Perché queste cose voi giornalisti non le scrivete eh?! ” Si pulisce con una proposta di legge e corre via urlando con la camicia alzata e il documento appiccicato sulla pancia.

Giudice.:”Allora torniamo a noi senatrice Gambaro. Ora il suo futuro verrà rimesso alla rete. Funziona così: In questo circo virtuale lei è una trapezista wireless, un filo sottilissimo la separa dal vuoto, ad ogni flatulenza o sbalzo d’umore del leader lei oscillerà tra la vita e la morte. Sotto, a decidere la sua sorte, ci sarà la rete. La rete consiste in un filo spinato elettrificato tenuto da dei cittadini monchi, ciechi, che soffrono di labirintite e di vertigini da terra ferma.
Gambaro: “Ma non mi sembra civile, non mi sembra democratico!”
Secondo Giudice: “Lei sapeva il nostro modus operandi prima di entrare nel movimento. Ma stia tranquilla, le è andata bene. La mozione delle colombe è passata: il tutto sarà trasmesso in streaming”.
Gambaro: “Ah, ok, grazie”.

L’ex cittadina Gambaro precipita ma sfortunatamente manca il filo spinato elettrificato e si schianta al suolo. Il suo corpo viene sorretto dai colleghi senatori come si fa con le bare.
I parenti che vogliono avvicinarsi per baciare o salutare l’ex viva vengono allontanati dal cordone dei colleghi. Il gruppo cammina verso la tomba maleodorante, ossia, Grillo docet: il Parlamento.
L’Assemblea è effettivamente una grande fossa comune di corpi accatastati che si guardano in cagnesco, sospettosi e paranoici C’è chi si finge morto per non venire meno alle indicazioni e agli umori della maggioranza. In profondità tra un cadavere e l’altro si intravede qualche microfono e registratore pronto a riprendere qualunque miasma e movimento, qualunque riflesso e fuoco fatuo.

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Il gatto di Capezzone

Se il denaro è lo sterco del demonio il mondo è una grande lettiera. E noi ce ne cibiamo come degli animaletti coprofaghi. Siamo belve addomesticate con dei fiocchetti rosa in testa, al posto degli occhi due buchi neri senza più vita, e felici facciamo battaglie con palle di escrementi insozzandoci dalla testa ai piedi. Felici, perché insozzarci vuol dire vivere, far parte attivamente della società e quindi appartenere.
Ciclicamente disastri naturali e crisi economiche svuotano la lettiera per ricominciare il gioco. La tabula rasa avviene con una precisione matematica che trascende ogni cosa.

Daniele Capezzone teneva in braccio il suo gatto. Gli faceva dei grattini sotto al collo e lui rispondeva con delle fusa riconoscenti. Appena le fusa diventavano sonore come dei gargarismi di un serpente a sonagli, le vibrisse dell’adorabile felino si irrigidivano e vibravano. Come influenzato da questi segnali Daniele si attivava, si alzava di scatto, riempiva la ciotola del micio e andava a lavorare.
Una sera, tornato a casa si tolse l’anonima uniforme composta da giacca, camicia, pantaloni e cravatta, la posò sul letto e spense la luce. Al buio la divisa formale si tramutò in un completo bondage di pelle con tanto di borchie. Daniele sorrise e come sempre, dopo ogni giornata di lavoro, buttò la sudicia uniforme nelle fiamme del forno purificatore sussurrando un canto pagano “Meno male che Silvio c’è”.
Il portavoce, sempre di qualcuno e mai di sé stesso, vide il suo gatto giocare con un gomitolo di carta. “Dove diavolo l’avrà preso?” pensò. Si avvicinò al micio e vide che sulla carta erano riportate sue dichiarazioni alla stampa. Notò che c’erano proprio tutte. 
“Oh guarda, la mia primissima dichiarazione che carina! E’ un tenero frugoletto pieno di polvere e di muffa. Dice: «Criminalizzare i pedofili in quanto tali non serve certo a tutelare i minori ma solo a creare un clima incivile, né umano né -vorremmo dire- cristiano. » Che coraggio, che acerbo ma pulsante anticonformismo! E questa poi, risale al caso Marta Russo! Quella che mi ha regalato più soddisfazioni, perfino una condanna per diffamazione! Senti qua: «comportamenti letteralmente teppistici di alcuni magistrati» e «testimoni minacciati ». La mia fulgida carriera da esternatore ridotta ad un giochino per gatti. Almeno la mia vocazione sta dando gioia a un essere vivente.”
Una notte sognò di fare un picnic al cimitero degli animali dei potenti. Il cane di Hitler e quello di Alessandro Magno, il cane adottato da Monti e quello di D’Alema, i cani morti durante le missioni spaziali, il gatto di Lenin e quello di Churchill. Il gatto di Alemanno per alcuni suicidatosi perché non aiutò il padrone a vincere le elezioni, per altri impiccato a testa in giù da antifascisti pro-vivisezione. L’entrata del cimitero era sorvegliata da Cerbero, il cane a tre teste, una radicale, l’altra del PDL e l’ultima che rideva disorientata. Mentre si apprestava ad addentare il panino le zampe degli animali emersero squarciando la terra e portandolo giù con loro. 
Si ridestò, aprì gli occhi e si prese uno spavento. Il gatto lo fissava a pochi centimetri dal viso. Quegli occhi verdi con striature nere lo penetravano come una colonscopia alla coscienza, come un esame alla prostata effettuato da un confessore o un analista. Quasi diede una manata al felino ma qualcosa simile alla paura lo trattenne.
Il fedele Capezzone era nel bunker insieme a Berlusconi e un harem di poster alle pareti. Da fuori si udivano fragorose esplosioni di scandali, urla di tribuni e gente che scandiva slogan. Il Presidente stava per farla finita ma prima di avvelenarsi col cianuro ne mise un po’ nella ciotola del suo portavoce. Daniele stava per deglutire l’amaro calice ma proprio in quell’istante apprese in tv della morte di Pannella. Senza dire nulla si tolse il ridicolo cappottino regalato dalla Brambilla e abbandonò il bunker. Il padrone rimase impietrito, le bambole gonfiabili assunsero un’espressione più stupita del solito. Sentenze contro il capo gli piovevano addosso, e lui a fare da ombrello, insulti contro la sua persona non lo scalfivano, la pioggia di sputi e monetine lo lasciavano impassibile. I giacobini più furenti che chiedevano la sua testa lo odiavano perché era un venduto. Ma semplicemente loro non avevano mai avuto l’occasione di darsi via gratis. Dopo tanto viandare giunse alla tomba di Pannella. Si raggomitolò insieme a tutte le sue dichiarazioni, chiuse gli occhi e cominciò a vegliarlo finchè la morte con il suo tepore si stese sopra di lui come una coperta. Come a rassicurarlo: “E’ tutto passato”.

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One Direction go to Congo

Goma, Congo. Cinque bambini soldato con le divise sgualcite attraversano la città su un bus scoperto sparando sulle case, sulla cattedrale di San Giuseppe e sulla sede della missione ONU. Dall’impianto del bus esplode fragorosa “One thing” (That I need you here with me now. Cause you’ve got that one thing: the coltan)”. I cinque continuano a sparacchiare improvvisando un balletto free style, alienati e coordinati come degli operai alla pressa. Le ragazzine costrette a casa dai vecchi genitori urlano in trans da idolatria. La boy band dei ragazzini ribelli sta imperversando in tv con l’ultimo spettacolare videoclip della canzone “Escape from Goma”. Nel video il vulcano Nyiragongo vomita una colata di lava e i cinque ci fanno surf su degli enormi iPhone. Il loro agente, il Colonnello Bill Kilgor, li ha obbligati a girare senza stuntmen perché, testuale, “il coltan è vita e morte! Resiste pure alla lava!” Negli extra del dvd il Colonnello afferma: “Il vulcano è come il libero mercato, non è il Belgio colonizzatore. Il vulcano non fa differenze tra hutu e tutsi, ribelli e governo. Devi solo prendere l’onda giusta”.

La band durante le incursioni nei villaggi indossa un paio di occhiali 1D (a una dimensione) forniti dall’etichetta discografica. Gli occhiali permettono alla baby milizia di vedere il peccato nelle vittime. Tutti sono colpevoli e tutti meritano di morire: adulteri, ladri, assassini, pigri, atei, asociali, parassiti e improduttivi. Questi idoli, votati al martirio, sacrifici umani del villaggio globale, sono preparati sin dalla culla alla prevedibile parabola: ascesa, decadenza, resurrezione o morte rituale. I gruppi dei teen-soldiers sono creati a tavolino, combattono una guerra non loro. La musica e i testi sono scritti da altri , le rivalità con le altre band sono solo un pretesto e l’unico fine è il profitto. Anni fa Save the Children ha messo su un team di ragazzetti dalle facce pulite, denti bianchi e golfini annodati sul collo per salvarli, ma inutilmente. Le fan dei cinque perquisiscono l’es dei beniamini, fanno l’antidoping alla loro coscienza come rabdomanti con crocefissi alla ricerca di tracce di alcol. Il Gossip Inquisitore controlla che le star rispettino i due precetti: la castità e l’idiosincrasia per la droga. Per evitare che gli scandali sessuali minino la credibilità e la coerenza della loro missione le case produttrici delle boy band e le ONG sottopongono i loro adepti ad una pratica comune: la castrazione chimica.

Le imprese sanguinarie dei minorenni hanno milioni di visualizzazioni su youtube. La loro ultima hit “One way or another (Teenage Kicks)” ospita perfino un cameo del premier Cameron. Con i proventi della vendita del dvd la casa discografica si occuperà della distruzione di centinaia di campi profughi e dell’uccisione di Giobbe Covatta. Una ragazza ha vinto la possibilità che i suoi idoli mettano a ferro e fuoco proprio il suo villaggio! Lo squadrone pop ha sterminato la sua famiglia, incendiato la sua casa e l’ha rapita. Le altre fan ingelosite l’hanno minacciata su twitter: “Bastarda fortunella, te ne faremo pentire!” La poveretta è odiata perché al momento del saccheggio e del rapimento non ha reagito istericamente. “Non li ama, non merita tanta fortuna”, le rimproverano alcune coetanee. Le ragazzine impazziscono per le profumate ed efebiche macchine dispensatrici di morte. Il branco di bimbette in preda agli ormoni e all’acne prende d’assalto i distributori automatici delle uniformi pregne di sangue e sudore. Si litigano quegli stracci logori come una mandria di zitelle un bouquet ad un matrimonio o come cantautori anni ’60 si contendevano le metafore sui fiori. I ragazzini soldato che rapiscono le bambine dai campi profughi le consegnano ai produttori. Così le piccole vanno a ingrossare gli harem dei discografici. L’esercito di groupies riempie gli stadi per seguire gli spettacoli della baby-milizia. Vengono torturate per ore, urlano come ossesse condividendo la passione, perdendo l’identità nel sentimento collettivo, sentendosi finalmente parte di qualcosa di grande e vero che gli altri non possono capire. Quando si chiede alle madri cosa pensino delle figlie, di come vengano plagiate e rapite, minimizzano: “Succede a tutte le bambine; alla loro età è normale. Come crede abbia conosciuto il padre? Mi ha strappato dalla mia famiglia dopo aver dato fuoco alla mia casa. Mi ha preso in braccio con in sottofondo la canzone di “Ufficiale gentiluomo”. Tra le grida lancinanti, l’odore del fumo e della paglia bruciata si è inginocchiato e mi ha donato un anello che simboleggiava il voto di castità. Meglio che vadano dietro a questi adorabili strumenti del castigo divino che dietro a quei cantanti di musica rock, satanica, edonistica ed individualista. Preferisco valori come l’obbedienza, la religiosità, l’avversione alla promiscuità e la fedeltà ad un progetto. Quand’eravamo giovani anche noi piangevamo isteriche di fronte ai nostri idoli, ma ai miei tempi, se devo dirla tutta, le divise erano nettamente più eleganti!”

Le fette di mercato vanno conquistate con la giusta attitude e il mood adatto. I biglietti per assistere alle razzie, i saccheggi e gli stupri sono molto cari. La banda dei cinque si esibisce nella sua solita entrata. Esplosioni, spari e grida delle fanciulle ad accoglierli. L’anziano del villaggio prega loro di andarsene e per tutta risposta si becca una piroetta, un pliè, un falsetto fuori dal contesto e un calcio nelle palle. Ma il coreografo si indigna: “No! Passo, passo, punta, tacco! Non passo, tacco, punta, passo!” Il ragazzino rimarrà senza rancio macrobiotico stasera. La loro generazione è una gioventù bruciata ma buonista, dopo aver messo a ferro e fuoco le città fuggono via sul pulmino senza superare i limiti di velocità consentiti.

Si apre un pop-up dal racconto per reclamizzare l’eyeliner preferito dai baby soldato più cool. Migliaia di giovani mani unisex si allungano verso il prodotto. Ma la vetrina anti-proiettile separa le mani dall’eyeliner e il racconto dalla realtà.

Zayn Malik , un muezzin con la voce suadente, ricorda che è giunto il momento di ballare a ritmo della sua seducente jihad. A Muthaho–Kibati, capoluogo della provincia del Nord Kivu, i ribelli del M23 e le truppe governative del FARDC si sfidano a colpi di danza. Il pubblico da casa televota con gli sms nonostante gli osservatori internazionali abbiano dichiarato il voto non libero e trasparente. I ribelli sono concorrenti scartati al talent show che denunciano le irregolarità delle votazioni. Soldati che volteggiano in aria a tempo di “Live while we’re young” si fronteggiano in una gara di ballo all’ultimo sangue. Un giovane lealista si arrotola il pantalone fino al ginocchio, si cosparge di borotalco i piedi e saltella su un campo minato tenendo il pubblico col fiato sospeso. Sopravvive all’esibizione. Il terreno ora è segnato dalle sue impronte che evidenziano i punti sicuri. La sua impresa danzerina da kamikaze viene molto apprezzata dalle giovani fanatiche. Un vecchio ballerino senza una gamba scuote la testa in segno di disapprovazione. Mentre infuria la battaglia ragazzini stonati e dall’aspetto sgradevole si spaccano la schiena nelle miniere alla ricerca di vecchie melodie da campionare per nuove boy band. Intanto l’FMI ha sospeso i prestiti al Congo e la comunità internazionale ha voltato loro le spalle come i giudici di The Voice. La Syco- Sony-BMG che detiene i diritti di sfruttamento delle miniere per i prossimi anni ha deciso di accantonare i cinque bimbi prodigio perché la loro voce sta cambiando e la peluria volgarizza e corrompe la loro apparente ingenuità.

I corpi della ex baby band vengono portati in un magazzino di Chelsea. Ogni scatolone ha una stella con il nome delle band cadute in disgrazia. Più in vista ci sono i New kids on the block, gli East 17, i Backstreet Boys, i Five, gli Ultra, i Blue, i Boyzone e gli Westlife. Nell’ossario ci sono i camerini di ciò che resta dei cadaveri. Groupies ostinate pettinano i lunghi capelli biondi che scendono dal cranio dello scheletro di Nick Carter. In una pozza di urina, fanghiglia, bigliettini con numeri di telefono e vecchi reggiseni delle fan ci sono gli scheletri dei Ragazzi Italiani. Una croce è conficcata sopra i loro umidi rimasugli come una stella polverosa in un vecchio camerino. Nello stesso istante cinque reduci, ex bambini soldato più sfatti di Gary Barlow, salgono sul tetto del palazzo della Samsung a Seoul. Intonano a cappella Youth of the Nation dei P.O.D. e tirano del coltan sui passanti che, divertiti, filmano tutto coi telefonini. Uno dei passanti alza lo sguardo al cielo: “Noi l’abbiamo già fatto nel ’98 ad Imola con i tamagotchi. Fu una vecchia trovata situazionista”. Il passante è Manolo. Ora vive a Seoul, fa l’imprenditore ed indossa solo t-shirt del suo vecchio gruppo: i Ragazzi Italiani.

Seconda puntata della rubrica “Marasma” su LOOP. (www.looponline.info/)