La giostra dei draghi d’amianto

Un drago di cartapesta entra in un campo rom sputando bottiglie molotov. I rom si svegliano per la puzza di bruciato; abbandonano baracche e roulotte in tutta fretta.
Il mostro è fasciato da pratiche burocratiche, petizioni per lo sgombero e articoli di giornalisti. San Giorgio non può difenderli, non è mica il 6 Maggio. L’imponente drago si muove agilmente nonostante la mole. L’ammasso di scartoffie è la sua forza. Un avvocato di nome Giorgio cerca di evitare lo sgombero ma il drago lo incenerisce.

Daniel è un rom di ottant’anni, Daniele è suo gemello ed è un gentiluomo borghese.
Un medico nazista li cucì insieme come dei gemelli siamesi.
Daniele il borghese dimostra quarant’anni ma le sue ossa sono quelle di un vecchio. La notte non chiude occhio a causa dei dolori.
Daniel ha il viso segnato dalle rughe, la sua faccia si può leggere come se fosse una mano. Il vecchio rom al contrario del gemello dorme serenamente; nessun dolore sembra affliggerlo. Il giovane borghese ha vinto un appalto del Comune per lo smaltimento dell’amianto. Ha pagato duemila euro a Daniel per poterlo sotterrare nel campo Rom.

E’ l’alba. I vigili urbani fanno irruzione nel campo rom. I cavalli della giostra prendono vita e fuggono via. Nel campo solo i padri e le madri hanno paura del censimento. Gli anziani hanno i numeri sul braccio. I più giovani si sono autocensiti su Facebook.
Il vecchio Daniel urla al nipote di scappare. I vigili gli intimano di fermarsi mentre il vecchio gli ordina di fuggire via senza voltarsi. Il ragazzino non resiste, si volta e si trasforma in una statua di pietra con grembiule, zaino e scarpe da tennis di marca.

Un giornalista dell’Unione Sarda è seduto sul bordo di una piscina che trabocca di melma maleodorante. Tiene una canna da pesca, come esca ha legato una banconota di 20 euro.
Un ragazzino del sottoproletariato cagliaritano galleggia nella melma, vede la banconota e abbocca. L’uomo, paterno, lo aiuta a salire e lo asciuga con una fotocopia gigante dell’articolo intitolato “Ai rom case con piscina e idromassaggio. Per un anno affitto pagato dal Comune”. Il ragazzino in ginocchio prende i venti euro, il giornalista si abbassa i pantaloni e spinge la testa del giovane in basso. Al posto del pene il giornalista ha un piccolo monitor sintonizzato sul tg di Videolina. Il ragazzino prende l’antenna in bocca e si guadagna i suoi venti euro.

Ora che la piscina di melma è vuota può iniziare la festa di redazione.
I giornalisti dell’Unione arrivano in massa, salgono sul picco delle vendite e si tuffano in piscina. Ridono e si schizzano di fango e merda per gioco.
Dei giovani sottoproletari studenti modello dell’alberghiero si inchinano sorridenti e servono i drink direttamente in piscina.

Una quarantina di Rom vengono trasferiti allo Stadio di Sant’Elia ormai inagibile.
Un centinaio di ultras del Cagliari e ragazzini appartenenti all’estrema destra aspettano gli zingari allo stadio per dare loro il benvenuto. Una gentile mediatrice culturale fresca di laurea presenta l’anziano del campo Rom ad un capo ultras. I due si stringono la mano. Nonostante l’inagibilità dello stadio gli spalti sono gremiti di giornalisti e alta borghesia cagliaritana. Il pubblico all’unisono fa il verso della scimmia. Non si capisce se rivolto agli ultras, ai ragazzini fascistelli o ai Rom.
Una voce dall’altoparlante comunica che con il ricavato della serata si troveranno delle case per tutti. Dagli spalti fischi di default.

Un rom in stazione chiede la carità. Un uomo compassionevole posa monete nella sua mano nera come la notte. L’uomo si sente come Dio che semina le stelle nel cielo notturno. Compiaciuto dalla sua bontà non vede l’ora di adoperare questa metafora alla prossima cena con i parenti.
Daniele ascolta Khorakhané di De Andrè sull’iPod in un vagone di seconda classe.
Vicino a lui c’è seduto Daniel con i piedi nudi poggiati sul sedile. I due si guardano ma non si riconoscono. Parte il finale struggente cantato in rom harvato ma l’olezzo dello zingaro è talmente forte che Daniele fatica a commuoversi. Così cambia scompartimento e può finalmente godersi lo struggimento, il magone e gli occhi lucidi.

Su Il Manifesto Sardo

L’anima con gli addominali scolpiti.

Un divertissiment teo-ginnico mentre tutto brucia.

Su Il manifesto sardo.
L’anima con gli addominali scolpiti.

Lo spread tra religione e realtà è ai massimi storici.
Dopo attente ricerche di marketing la direzione del Vaticano ha deciso di fondare delle palestre cattoliche.
La prima palestra cattolica è subito strapiena.
Preti pregano di fronte a bilanceri:
“Con il tuo aiuto, o Signore, posso sollevare il mondo!”
Ogni lunedì gli iscritti alla palestra confessano i loro peccati di gola del fine settimana.
Quattro serie di Ave Maria, tre di Padre Nostro, trenta addominali e la coscienza è a posto.
Preti in sauna, nudi, con solo un colletto bianco, sfogliano riviste con foto osè di embrioni.
Il demonio sta in un angolo, ha un banchetto in cui vende steroidi.
Qualche prete cade in tentazione e rafforza le sue preghiere chimicamente.

Un personal trainer incita un flaccido frequentatore della palestra.
“Vuoi dimagrire?” “Non so, si, certo.” “La tua risposta deve essere sicura! Che i tuoi sì siano sì, che i tuoi no siano no” “Allora, vuoi dimagrire?” “Si, signore!”
I palestrati cattolici dicono cose del tipo:
“Il grasso è immorale”, “Darwin era un obeso, Marx e Nietzsche erano degli obesi, Satana è un obeso!” “Noi soldati di Cristo dobbiamo essere in forma per lo scontro finale con le forze del male!”

Dei preti sono disposti ordinatamente in fila. Un culturista con vestito da vescovo porge loro barrette energetiche come ostie.”Il corpo perfetto di Cristo”. “Amen”.
I preti ingurgitano energy drink contenenti il sudore di Cristo.
La sofferenza, lo sforzo fisico in palestra gli avvicina al sacrificio di Gesù.
Cristo è morto in una panca piana per i nostri peccati di gola e accidia.
E’ risorto dopo tre giorni spostando il Sepolcro con tre serie da quindici.

Una let machine rinchiusa in una teca di vetro è l’altare sacro.
Questa macchina è stata usata da Gesù in persona.
I testi sacri dicono che qua Gesù con l’aiuto di Dio e di barrette energetiche sollevò Gerusalemme.
Sulla panca è steso il vecchio asciugamano di Gesù: la Sindone.
Nella palestra ci sono ovunque foto di Gesù con gli addominali scolpiti.
C’è anche la foto di un G4 religioso dove si può notare lo spread di forma fisica tra le varie figure metafisiche. Il Gesù culturista è cosparso di olio, è in posa plastica con mani giunte, vicino a lui un Buddha grasso, sudato, con etichetta Made in China, mangia patatine,
Vishnù , in pessima forma, è in versione multitasking, con portatile, joypad, telecomandi vari, ipad e iphone, Allah, un arabo comune ma con faccia piena di pixel per non rischiare l’iconoclastia tiene una cintura esplosiva vibrante per smaltire il grasso.

Questa palestra cattolica si trova in aperta campagna.
Sul tetto c’è un Cristo in croce al neon che solleva dei pesi.
Un giorno avevo finito la benzina e mi sono ritrovato lì per puro caso.
Ho parlato con il padrone della palestra. Abbiamo avuto una lunga discussione ginnica-teologica che potrei intitolare:
“La forma fisica è frutto del libero arbitrio o è determinata da Dio?”
“Tutto ciò che siamo e abbiamo è merito di Dio e della preghiera” mi ha detto il padrone della baracca.
Io razionalmente ho fatto notare: “Tu non solo preghi di fronte agli attrezzi, ma li usi pure! Ciò che siamo è merito della nostra costituzione, dell’alimentazione e del movimento fisico”
“La nostra costituzione è un disegno intelligente di Dio, non è frutto del caso” ha ribattuto il padrone.
“Non credo di essere un suo disegno intelligente. Guardami: sono miope, debole e non so nuotare”
“Tu hai deciso di essere così, ma inizialmente siamo tutti uguali, potenzialmente siamo tutti dei palestrati”
“Macchè eguaglianza dei punti di partenza! Ti sfido a trovare una palestra iper-accessoriata in un villaggio del Niger”
“Rimedieremo. Porteremo anche in quei luoghi remoti la parola di Gesù palestrato, saremo missionari di fitness”
“Ascoltami: Se decidessi di diventare obeso o palestrato potrei farlo, è tutta questione di volontà. Dio non può nulla, perché non esiste”
“Dio è il mio personal trainer mi incita e motiva continuamente” ha risposto il palestrato cattolico.
“Ci troviamo in un cul de sac”, ho salutato e sono andato via.

Ma non è finita. L’ho presa sul piano personale.
Ho aperto un ristorante di fronte alla palestra cattolica:
un ristorante con le pareti trasparenti.
La gente della palestra mentre fatica vede i miei clienti strafogarsi di cibo fritto, grasso e unto dal signore che lavora in cucina.
La palestra sta fallendo, ora è vuota come una chiesa di città in un giorno feriale.
Faccio un sacco di soldi, ma non mi interessa lo sterco dei miei avventori cattolici.
Non sarò contento finchè i frequentatori della palestra non saranno tutti morti di diabete e affogheranno in un Diluvio Universale di colesterolo.
Perché non ci sono prove dell’esistenza di Dio, ma del colesterolo sì.