The Holy Bile

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A questo link una recensione di un redattore di Avvenire.

Il mio racconto si chiama  “L’Aperitivo della scimmia“.
Un breve passaggio:

Prima parte: In viaggio verso il castello.

Sono ore che nuoto in questo mare di Campari.
Galleggio, sono sfinito, forse mi lascio annegare. Per fare bella figura in società ho citazioni e frasi argute nella fondina ma pesano troppo e mi tirano giù. Sarebbe una morte terribile. Questo Campari è troppo annacquato per farmi perdere i sensi.
Se mi fermo sono perduto. Devo resistere, ma non vedo la riva. Senza un obiettivo è difficile, non so se sono vicino, forse è meglio rinunciare. Mi riposo un attimo ad un tavolo.
Sono fortunato, finora nessun segno dei camerieri armati che pattugliano le coste: è un locale molto esclusivo.
Sugli scogli vedo tv sintonizzate su canali all news. Alcuni viaggiatori sono fermi lì da secoli.
Fortunatamente resisto al loro canto.

Una volta qua c’era Atlantide, il locale del primo aperitivo.
Una scimmia imbecille preparò il primo cocktail: brodo primordiale, Campari e Martini alla mela del peccato originale. La scimmia barman acrobatica lanciò in aria lo shaker facendolo roteare lentamente nell’aria, in sottofondo “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss. Poi accese il cocktail con due pietre focaie e fu il big bang. Cubetti di ghiaccio si sciolsero e il grande locale fu sommerso. I clienti si aggrapparono alle sedie, ma la corrente con bollicine fu implacabile.
Ci volle un Dio con una cannuccia per bere tutto e rendere di nuovo agibile il grande locale.
Il Dio barcollante presentò il conto, solo una coppia di scimmie scappò dal locale senza pagare.
Da quel giorno tutte le scimmie neonate vennero battezzate con il Campari.
A quei tempi il Dio annoiato, con uno zapping compulsivo cambiava tipo di clima, flora e fauna come sfondi del desktop.
Oggi il locale va benissimo. Quando qualcuno fa troppe domande Dio prende il mondo a due mani, lo capovolge come un souvenir, e dal cielo cadono psicofarmaci come fiocchi di neve. Le scimmie con le facce all’insù e le bocche aperte ritrovano la serenità.

Continua qui.