Vorticelle, che bontà!

(Video)

Tommaso Salvatori è un nome che ai più non dirà nulla.
Forse Tommy Brambilla suonerà più familiare: era uno dei protagonisti della sit-com Fininvest “I quattro del quarto piano”. Interpretava il figlio più piccolo della famiglia Brambilla, un vero peperino! Verso la metà degli anni ottanta ebbe un gran successo con lo spot delle spinacine “Vorticelle”. Era il bimbo che non riusciva a dire “Vorticelle, che bontà!”, prima diceva “Torvicelle”, poi “Votricelle”. Ora Tommaso ha quarant’anni, è alto 1 e 60, pesa 110 kg e ha ancora la stessa voce di quando aveva cinque anni.

Tommaso vive di rendita e sta tutto il giorno in vestaglia al buio senza mai aprire le finestre a rivedere vecchie puntate de “I quattro del quarto piano” abbuffandosi di Vorticelle. Passa le sue giornate su facebook a chattare con ragazzini e masturbarsi in web cam con la pancia appiccicosa di sperma e briciole di Vorticelle.
E’ un gran frequentatore di siti sulla Teoria della Cospirazione. E’ convinto che la setta dei Rosacroce stia dietro ogni mistero italiano rimasto insoluto.
Dalla morte di Pantani al disastro della Moby Prince, dalla strage della scuola di Brindisi all’incidente della Concordia, dal delitto di Cogne al fallimento dell’azienda produttrice delle Vorticelle, dalla scomparsa di Emanuela Orlandi alla sospensione della serie “I quattro del quarto piano”. Ogni settimana spedisce la stessa mail al Corriere della Sera in cui tra le altre cose sostiene di essere in possesso dei capitoli mancanti di Petrolio di Pasolini. Il titolo della mail è eloquente: “La pagherete “.

Le Vorticelle non sono più in commercio da circa vent’anni ma lui ha ancora le scorte omaggio.
Ha calcolato che mangiandone nove al giorno glie ne rimangono ancora per dieci giorni. E proprio tra dieci giorni, a scorte esaurite, ha deciso che si ucciderà.
Coincidenza: proprio tra dieci giorni si recherà a Roma, negli studi di Saxa Rubra per il programma di Rai Uno “Ve li ricordate?”. Frizzi gli farà qualche domanda e dopo tre minuti esatti lo liquiderà. Viaggio pagato dalla RAI più mille euro di gettone di presenza.
Tommaso Salvatori ha programmato tutto: strapperà il microfono dalle mani di Frizzi leggerà il suo comunicato contro I Rosacroce e poi si farà esplodere. Su internet si può facilmente scoprire come si assembli una cintura esplosiva e come si resista dal dare un pugno in faccia a Frizzi.

E’ la mattina del suo ultimo giorno e Tommaso è raggiante. Esce di casa, una macchina messa a disposizione della RAI lo aspetta. Entra nell’auto, a sorpresa c’è pure un famoso capo struttura RAI. “Ciao, Tommy, come va? Mi dici ‘Vorticelle, che bontà’?” L’ex Tommy finge di sorridere ed educatamente scuote la testa. “E Bilderberg, riesci a pronunciarlo? Che è tutta ‘sta fissazione per i complotti?” “Non so di cosa parla, mi faccia scendere”. Il dirigente RAI lo trattiene con una mano sulla spalla e gi dice:”Ascolta, io pensavo a te per una nuova serie tv ‘Bentornati Brambilla’: sarebbe la storia del piccolo Tommy ai giorni nostri. Sai quanti italiani si domandano che fine hai fatto? Abbiamo già scritturato il bimbo che farà la parte di tuo figlio Tommy Junior. Allora che ne pensi?” Tommy Salvatori trema e scoppia a piangere. La sua vocina rotta dal pianto è ancora più infantile. Continua a ringraziare, abbraccia il dirigente. “Grazie, grazie, lei mi ha salvato la vita!” La cordicella della cintura si impiglia, Tommy se ne accorge, con uno scossone si ritrae indietro ma è troppo tardi, la bomba si aziona e saltano tutti per aria.

L’isola Clichè. Shot for shot

L’isola Clichè. Shot-for-shot.

I giornali di sinistra hanno deciso di celebrare la loro esistenza con una “Crociera progressista” aperta ai lettori. La nave è stata ironicamente battezzata: La Potëmkin. I giornalisti hanno reclutato un vecchio caratterista con barba e forte accento sardo scoperto da Giangiacomo Feltrinelli nel 1968 durante la sua spedizione sarda.
La macchietta tira la molotov contro la nave: il varo è eseguito.

Si parte immediatamente. I noti giornalisti progressisti salgono per primi seguiti dai lettori educati.
Il personale, camerieri e marinai, è composto da ragazzini, tutti figli dei lettori. “A servire è il popolo”. I giovani al contrario dei genitori sono violenti e pianificano gli omicidi dei padri senza mai concretizzare.
L’unico che apprezza il loro impulso distruttivo è il grande timoniere dell’imbarcazione.

A bordo un’orchestrina suona “Titanic” di De Gregori.
Un signore rispettoso dell’autorità intellettuale dei linotipisti brizzolati e delle giornaliste tabagiste cammina sulla prua con la figlia. La ragazza si pavoneggia con il suo cappello parigino. L’onesto signore avvicina un caporedattore con la soggezione tipica dell’ignorante e gli presenta la primogenita: “Studia scienze della comunicazione” dice con orgoglio. “Oh, bene, che brava” risponde il giornalista non senza ironia.
Intanto dei bambini sporchi di grasso usciti da un sogno di Sam Peckinpah tirano fuori delle formiche rosse e si divertono a vederle divorare il terzo cane di paglia.
L’uomo rispettoso sbircia nella cabina socchiusa del giornalista (chi si fida del popolo non chiude le porte) e vede il cappello parigino della figlia poggiato sul letto. Il suo cuore si riempie d’orgoglio.

In una cabina due ragazzini tengono in ostaggio un cantautore, la moglie produttrice e il figlio di otto anni (futuro cantautore). I due poveri legano i tre a delle sedie. Prendono a schiaffi l’artista, gli spengono una sigaretta nel braccio, lo colpiscono sulle ginocchia con una spranga e gli rasano i lunghi capelli e la barba. Il poveraccio sanguinante prima di perdere i sensi riesce a dire: “Capisco la vostra rabbia sociale, il vostro disagio”.
I due lo schiaffeggiano, gli gettano alcol sulle ferite. Il “menestrello degli ultimi” come lo definisce la stampa si risveglia. “Abbiamo il diritto di essere dei cani, i poveri buoni e dignitosi li lasciamo alle tue canzoni” dice uno di loro, l’altro aggiunge: “La storia si ripete: prima tragedia, poi farsa.
E la terza volta?” detto questo imbavagliano il bambino, si avvicinano alla moglie e uno le sussurra: “Questo è il terzo remake di Funny Games, possiamo iniziare?”

Nella sala svago i camerieri porgono vassoi d’argento colmi di vermi. I genitori e i giornalisti li assecondano, mangiano con gusto negando l’evidenza.
Un giornalista tenta di ingoiarne uno, comincia a tossire e a lacrimare, chiede scusa e si getta dal ponte per insubordinazione. “Che arguta provocazione della borghesia” commenta uno scrittore. “No, smettetela di assecondarci. E’ tutto fine a sè stesso, come la violenza. Siamo degli arrivisti disposti a morire per la scalata sociale. Se ci fosse un Apple store ad Odessa getteremmo giù tutti i passeggini del mondo per un I-Phone 5.”

Due ragazzini con la faccia sporca, conciati come fuochisti di inizio secolo uccidono il grande timoniere. Citando Mao “l’ordine è relativo, il disordine è assoluto.”
Il transatlantico perde il controllo, sta per sbattere contro nove colonne di carta: “La fine del mondo conosciuto!”

Dalla radio di bordo risuona “La mela di Odessa”, degli Area:
“Se pensi che il mondo sia piatto,
allora sei arrivata alla fine del mondo.
Se credi che il mondo sia tondo allora sali,
e incomincia il giro tondo!”

Concita De Gregorio si ritrova in una scialuppa con un minatore sardo, fortunatamente sono vicini alla riva, c’è un’isola. Si preannuncia un altro “Travolti da un insolito destino”.
Sarà un remake peggiore di quello con Madonna. La prima volta tragedia, la seconda farsa, la terza Concita De Gregorio. L’ex direttrice de L’Unità in un impeto oratorio si alza in piedi e difende tutte le vittime del mondo ma lo fa con una retorica talmente banale e conformista che le vittime del mondo sono tentate dal difendere i loro carnefici.

“Siamo ad Atlantide! No, è la Sardegna, la terra della rivoluzione!” dice C. De Gregorio.
Qui appena finita una rivoluzione ne comincia subito un’altra. “Siamo nel nuovo mondo e non abbiamo avuto bisogno delle tre caravelle” nota un semplice cronista.
“Compagni illuministi, osserviamo gli indigeni!” dice un freelance con lo stessa curiosità di un operatore di Cannibal Holocaust.

Il popolo macchietta insorge meccanicamente con la stessa passione della prima volta.
Giangiacomo Feltrinelli guida gli insorti sardi con piglio da regista, come Sergio Leone in Giù la testa. Ma i figuranti della rivoluzione paiono il pubblico del televoto; le comparse muoiono fuori campo dimenticate dalla storia. Ogni rivoluzione finisce con il ritrovamento del corpo di Feltrinelli ai piedi del traliccio e poi ricomincia con la sua resurrezione. Si ripete tutto ciclicamente da sempre e per sempre. Vengono turisti progressisti da tutto il mondo per assistere allo spettacolo. Ricordano certi artisti francesi che assistevano romanticamente agli omicidi delle BR.

“Ma dove sono capitata?” commenta Concita De Gregorio. Pensavo fosse un pranzo di gala, una festa letteraria, un disegno o un ricamo”.
Volano pallottole come se fosse un saloon di un western, il vignettista Sergio Staino disegna freneticamente e supplica: “non sparate al pianista!”
La giornalista scrive su un foglietto ‘Aiuto!’, lo infila in una bottiglia che lancia in mare a mò di molotov. Staino, ossequioso la omaggia con una vignetta citando Bansky.
“Questa non è la Sardegna” spiega un indigeno. “Questa è l’isola Clichè, un grande luogo comune, qui va tutto come deve andare. I disegni di Staino qua sono anticonformisti!”
Staino è di Scandicci, paese che conosco per i delitti del mostro di Firenze. Per lo “Scandicci Post” invece delle pecore ha disegnato uteri asportati. Non è colpa di nessuno, siamo nell’isola Clichè, l’ospitale, permalosa ed orgogliosa isola Clichè!

Il mio augurio a  www.sardiniapost.it, direttore: Giovanni Maria Bellu. Prima condirettore de L’Unità, poi direttore di Sardegna 24, ora direttore di Sardinia Post.

“Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione! Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: “Qui ci vuole un cambiamento!” e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore, non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente… tutto torna come prima!” (Juan, da Giù la testa, Sergio Leone)

Di seguito il vero augurio di C.De Gregorio:
“Un sito sardo? Ma non è una notizia magnifica? Non un sito americano che apre in Sardegna: no, no. Un sito sardo da esportare in America. Tutto fatto in casa, coi sassi e col mare di qui, che profuma di isola si veste pesante quando fa freddo e non ha paura di niente. Un sito sardo che dice le cose. Perche come le dicono i sardi, le cose, quando decidono di dirle…beh, venite a prendere lezioni. Se lo sa Arianna Huffington ci fa la summer school. Trattatela bene pero’, non me la spaventate subito, datele un elmetto per scendere in miniera e non glielo vendete per nessuna ragione, il sito. Almeno non i primi cinque anni, ché è nostro, d’accordo? “

La vignetta-logo di Staino:

Su Citizen Post, Helter Skelter!