Uniformi

Siamo in una mensa di un college americano. C’è il tavolo dei nerd, quello dei giocatori di football, le cheerleader, gli emo, gli hipster, liberal, nazi, vegani, fashion victim, anoressici e obesi, quelli da talent show, indie, studenti di Damasco vestiti tutti uguali; gli eccetera e i vari si sono suicidati. I nostri tavoli sono categorizzati come i tags di youporn. Si fa la fila con in mano tavole da surf per la razione quotidiana di regolatori dell’umore. Quando svanisce l’effetto si fa surf tra onde di lacrime e succhi gastrici d’ansia. La mensa è molto cara. I poveri fissano le pastiglie per l’umore dai vetri anti proiettili. I giovani appannano i vetri con il fiato, con il dito scrivono il loro numero identificativo e ritirano la loro razione. Chi non può pagare alita sul vetro ma non esce nulla, si sforza, poi cade a terra ed emette un piccolo fumetto senza parole, tipo fungo atomico. Appena uno intuisce che sta finendo il fiato prende il numero per la strage, afferra una pistola di piccolo calibro e fa fuoco sui tavoli della mensa settore per settore. Il mercato nero delle bombole d’ossigeno è gestito dallo Stato per dare un’illusione di individualità e devianza agli uniformati. Le piantagioni casalinghe di alberi da ossigeno invece vengono distrutte.

Oggi è il giorno della parata generazionale.
Quest’anno si sceglie il logo del movimento di maggioranza mondiale. La mano invisibile di Dio come dipinta da Michelangelo ne “La Creazione di Adam Smith” gioca a ruzzle muovendo a piacimento i corpicini della parata nel suo personale touch screen. La mano invisibile è alla ricerca del logo perfetto, del brand più accattivante. E’ il 2100, ormai nessuno ricorda più i vecchi simboli. Dopo un rapido sondaggio si sceglie la svastica.
La sfilata dei giovani continua sotto questo simbolo tornato di moda come i pantaloni a zampa.
Il rumore delle milioni di scarpe da tennis ticchetta come l’orologio biologico dell’ultima donna libera. Nel cielo compare un grande tasto “play”, la mano di Dio sbuca tra le nuvole e ci clicca su.
Inizia lo spettacolo degli f35: le frecce monocolore. Ogni tanto si apre una finestra di spam di protesta ma viene subito chiusa. Tutte le finestre che si aprono hanno il loro balcone con piccolo dittatore annesso. Gli utenti si affacciano e sbraitano, qualcuno contro l’esibizione acrobatica, qualcun altro ipotizza un collegamento tra le scie chimiche e Ustica.

Il portavoce dei giovani del mondo ha un’uniforme ologramma che cambia ogni secondo per rappresentare tutti i target, comprese le nicchie con le velleità più individualiste.
Giudica tutto, il suo super io ha la toga, mentre il suo es e le pulsioni più autentiche di libertà sono sotto regime di 41 bis.
“Si aprano le danze!” urla il portavoce generazionale. Parte l’inno mondiale: il Gangnam Style. Ogni anno si sceglie la canzone più cliccata su youtube come inno. Milioni di giovani cittadini del mondo ascoltano in laico silenzio, infilano usb nel cuore e caricano il file “amor di patria”.

Dio si ritira per lasciar spazio al libero arbitrio.
I giovani ora giocano da soli. Si muovono all’unisono come formiche e formano una scritta, dall’alto si legge: Google. Giocano a ruzzle umano nella lingua comune componendo le parole: “Go”, “Lego”, “Gol”, “Gel”, “Logo”, “Lol”. Si blocca tutto. “Chi è stato?!?” urla il portavoce. “Chi ha scritto Lol? Non si può usare la stessa lettera più di una volta, le lettere non sono mica l’olio di Mc Donald!” Disappunto dagli spalti. Il colpevole viene indviduato e gettato in una grande friggitrice. Il cadavere fritto viene mostrato ai genitori che delusi gli spremono sopra tubetti di maionese e ketchup come da tradizione, come da laica estrema unzione. Una hostess sorridente con divisa da ss prende ciò che resta del badge del colpevole e lo butta insieme agli altri. In piazza come monito c’è una pila di badge, i loro volti nelle foto dei tesserini sono tumefatti e sanguinanti.

I giovani soldati quando tornano a casa si tolgono l’uniforme. Fanno scorrere la cerniera dalla testa fino ai piedi ed escono fuori. Sistemano la loro divisa nell’armadio e mettono il loro badge nel cassetto. Quando tolgono la divisa cambiano persino voce, ma il numeretto identificativo che hanno tatuato sulla fronte rimane. La mattina dopo il viso nel tesserino è sempre rigato dalle lacrime.
Non è possibile sabotare le divise. I terroristi hanno tentato di mettere dell’esplosivo nei binari delle cerniere ma le zip sono inattacabili; un campo elettrificato le protegge e si disattiva solo con le impronte digitali del legittimo possessore.

Prima di dormire gli uniformati vanno nell’Istituto LuceTube, il sito che trasmette video d’archivio in alta definizione. I soldati scovano nell’archivio video pornografici di gente che con buffe espressioni riflette e mette in discussione gli ordini. Masturbarsi con questi video è l’ultima grande perversione rimasta. In questi video la gente guarda fuori dalla finestra assorta, si toglie vecchie divise e si licenzia. Obiettori di coscienza e disertori sono le pornostar della rete.
Gli spettatori si accontentano di questo surrogato della libertà, praticare il dubbio nella realtà è troppo faticoso e forse alla fine dei giochi tra malattie, sentimenti non corrisposti, delusioni e tradimenti non ne vale la pena. Un soldato abbassa e rialza la zip dell’uniforme con voluttà, su è giù, sempre più veloce, dopo pochi secondi eiacula lacrime dagli occhi, si accende una sigaretta elettronica e si addormenta esausto a dimostrazione che il vuoto si può svuotare sempre un po’ di più.

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